1800–presente

Il pastello come mezzo di espressione di generi diversi dell'Ottocento in Italia
maggiori informazioniindietro

Spesso il pastello viene visto come un fenomeno dell’arte francese del Seicento e Settecento. Ugualmente importante però è il suo valore nel l’arte italiana, cominciando da Leonardo da Vinci a Correggio e Federico Barrocci a Rosalba Carriera. Mentre i primi si concentrano a sviluppare un nuovo modo di espressione nel campo del disegno, Rosalba Carriera e i suoi contemporanei preferiscono la pittura di pastello. Con lei il pastello raggiunge l’apice della perfezione tecnica.  In seguito sembra che il pastello sparisca dal modus operandi degli artisti, come se non fosse più di moda. Il progetto di ricerca si occupa della riscoperta del pastello nel disegno e nella pittura dell'Ottocento in Italia, quando è di grande importanza anche in Francia. In questo contesto sarà rilevante l’analisi e la definizione dei confini tecnici tra disegno e pittura. Di maggiore interesse saranno i lavori di Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Giovanni Segantini, Angelo Morbelli, Mosè Bianchi o Giovanni Boldini.

Galileo Galilei in der italienischen Imagination des 19. Jahrhunderts
maggiori informazioniindietro

Das Forschungsprojekt untersucht die vielfältigen Bedeutungen, die der Figur Galileis vor allem in der italienischen Historienmalerei auf dem Weg in die Moderne eingeschrieben wurden. Von Interesse ist vor allem seine künstlerische Vereinnahmung in den von 1839–1847 jährlich stattfindenden Riunioni degli scienziati italiani, seine künstlerische Bedeutung innerhalb eines positivistischen Weltbildes sowie seine Funktion als visuelle Argumentationsfigur im Risorgimento, besonders innerhalb der kontroversen Auseinandersetzungen mit dem Kirchenstaat unter Pius IX.

Motion in Stillness: Photography, Modernity, and the Avant-Garde in Italy, 1860—1913
maggiori informazioniindietro

This project considers photography in Italy between the Risorgimento and the first World War. Projects related to building identity and picturing society for a modern Italy involved practices of archiving and collecting emergent in the nineteenth century that shaped modes of seeing and generating visual knowledge in both aesthetic and scientific spheres. Specifically, albums and collections documenting Italy's artistic patrimony are of interest for this research, in addition to the criminal-anthropological archive of Cesare Lombroso, which occupies a major chapter. Photography, as a medium that was used and understood in various ways in this period, engendered multiple theorizations and re-theorizations of vision, visibility, aesthetics, understanding, and consciousness during the modernization and industrialization of post-Risorgimento society. This dissertation considers historical connections amongst critical and theoretical receptions of artistic, scientific, and social photography in the latter half of the nineteenth century, arguing that debates about the medium and its entanglements with modern perception and consciousness were crucial to the emergence of the artistic avant-garde, looking specifically at the Futurist photographers Arturo and Anton Giulio Bragaglia and their separation from the Futurist movement in 1913.

Antikenschutz nach 1870 am Beispiel der Commissione Archeologica di Roma
maggiori informazioniindietro

Im April 1872 wurde die Commissione Archeologica di Roma zum Schutz und zur Pflege der Monumente der Stadt Rom und seines Territoriums eingerichtet. Damit war nach einem Hiat von zwei Jahren die Tradition der 1816 eingerichteten päpstlichen Commissione generale consultiva di antichità e belle arti wiederaufgenommen, die sich – ebenfalls mit wechselndem Erfolg – bislang um den Schutz der beweglichen und unbeweglichen historischen Monumente gekümmert hatte.
Die Kommission zählte zu ihren ersten Mitgliedern Augusto Castellani, Giovanni Battista de Rossi, Pietro Rosa, Virginio Vespignani, Pietro Ercole Visconti, Carlo Ludovico und Francesco Nobili Vitelleschi mit dem noch jungen Rodolfo Lanciani als Generalsekretär.
Zu den drängendsten Aufgaben gehörte der Schutz der antiken Monumente inmitten der urbanistischen Umwälzungen der Jahre nach der Bestimmung Roms als Hauptstadt Italiens im Januar 1871, aber auch die Konservierung der neu gemachten Funde inmitten der spekulativen Bautätigkeit inner- und außerhalb der Stadt sowie die Regulierung der Verkäufe von antiken Kunstwerken ins Ausland.
Das Projekt soll anhand der bislang unveröffentlichten Dokumentation – Verbali, Schedario, Giornale und Rubrica – das Wirken der Kommission bis zu ihrem Ende im Jahre 1923 aufarbeiten.

The Global Reception of Heinrich Wölfflin's »Kunstgeschichtliche Grundbegriffe« 1915-today
maggiori informazioniindietro

The current projects include a SSHRC funded project (http://thewolfflinproject.utoronto.ca) on the Global Reception of Heinrich Wölfflin’s classic text, Kunstgeschichtliche Grundbegriffe. Collaborating with Tristan Weddigen of the University of Zurich, and now the Bibliotheca Hertziana, she has co-edited with Weddigen a new English translation and critical edition of the Principles of Art History (Getty, 2015) and is currently completing a volume on the Global Reception to appear in the Studies in Art History series published by the Center for Advanced Studies in the Visual Arts (National Gallery of Art, Washington DC). She is also collaborating with Weddigen on a new German edition of the Grundbegriffe for the new complete edition of Wölfflin’s work to be published by Schwabe.

Africa – Fascismo – Modernismo. Visualità e politiche culturali negli anni Trenta
maggiori informazioniindietro

Il progetto intende esaminare le relazioni che intercorrono tra l’Africa coloniale e il Modernismo italiano negli anni Trenta del Novecento. Al centro dell’indagine sono la promozione da parte del governo di un’arte coloniale italiana, le strategie visive relative alla rappresentazione dell’Africa e l’utilizzo di oggetti etnografici e di esemplari di arte antica africana da parte della propaganda coloniale fascista. Le prime mostre internazionali di arte coloniale, tenutesi a Roma presso il Palazzo delle Esposizioni nel 1931 e a Napoli nel Maschio Angioino nel 1934, così come la Mostra triennale delle Terre d’Oltremare del 1940, costituiscono dei laboratori ideali per indagare le strategie transmediali della propaganda fascista. Alle mostre internazionali e alla politica monumentale di celebrazione dell’impresa coloniale in Africa si affianca il riallestimento del Museo coloniale di Roma, investito di un inedito ruolo propulsore della cultura artistica italiana mediante un fitto programma di esposizioni temporanee che spaziano dalle retrospettive di artisti "africanisti" di fine Ottocento alle sperimentazioni più aggiornate del Secondo Futurismo. Il progetto intende inoltre ripercorrere la biografia culturale degli esemplari del patrimonio culturale etiopico trafugati negli anni Trenta, ricollocati e risemantizzati nello spazio urbano della Capitale e infine restituiti, al fine di ritracciare, attraverso la circolazione di oggetti d’arte e materiale etnografico, l’asse coloniale Roma-Addis Abeba. 

Lo studio della visualità fascista relativa al tema africano e coloniale viene affrontato allargando il campo d’indagine storico-artistico a molteplici tipologie di materiale visivo, dai monumenti di accezione coloniale che configurarono lo spazio urbano a esemplari pittorici e scultorei, al materiale fotografico, alla pubblicistica illustrata, fino alle celebrazioni dell’Impero documentate dai cinegiornali dell’Istituto LUCE, che talvolta videro coinvolti esemplari del patrimonio artistico. Il patrimonio culturale coloniale viene esaminato pertanto in qualità di medium attraverso il quale il fascismo trasformò la memoria sociale degli eventi in una memoria istituzionale, collettiva, a lungo termine. Ed è attraverso la disamina critica di riaffioranti tópoi visivi e luoghi della memoria che si intende contribuire all’elaborazione del passato coloniale, resa sempre più urgente dalla crisi dei rifugiati (talvolta in fuga dalle ex colonie) e dalla necessità della nazione di ridefinire il suo ruolo nel Mediterraneo.

 

 

The Political Role of Nature in Italian Art, 1960 – 1979
maggiori informazioniindietro

This research addresses the question of how the natural environment appeared in the avant-garde practices of a small constellation of Italian artists which operated during the sixties and seventies. It investigates a historical period influenced by the effects of the radical socio-political shifts of 1968 whilst artists began to engage with social, political and environmental discourses, at the precise moment when ecological crisis was for the first time apprehended on a planetary scale. Specifically, it intends to examine the work of Gianfranco Baruchello (Rome), Piero Gilardi (Turin), Ugo La Pietra (Milan) and Gruppo 9999 (Florence). By focusing on their sophisticated relationship to nature and diverse aesthetical experiences, their ecological awareness and linked by the fact of refusing to enter the bourgeois culture of representative art, this interdisciplinary research analyses their practices in light of specific socio‐political and environmental circumstances, and reveals the current significance of thematic complexes as ecology and sustainability, subjects introduced by these artists to art at an earlier stage.

Exhibition-Made History. Revisiting Epochal Shifts from the Modern to the Contemporary
maggiori informazioniindietro

Under what circumstances, and through what agencies does a new historical period come into place? Over the past decades, the term of ›the contemporary‹ was introduced in historical and art historical scholarship to define a new historical condition in its own right, which – in the light of global perspectives – is mainly seen as shaped by the premise of globalization, neoliberalism, and digitization. Countering such a totalizing logic of the contemporary, this project proposes to focus on the late postwar art scene in Rome, which has long been neglected in Anglophone and German scholarship alike, to unravel an alternate definition of the contemporary deeply informed by place and history.
Such a situated definition of the contemporary was brought forward in the framework of exhibitions – most ostensibly, on the occasion of the show ›Contemporanea. 1973-1959‹, held at the Villa Borghese underground parking lot in 1973. To reconstruct what the contemporary meant in Rome, the project thus proposes to turn to exhibitions, arguing that the invention of periodizing concepts is not a prerogative of historical scholarship exclusively. As situational spaces and discursive apparatuses, exhibitions intervene both on history understood as ›event‹ and on history understood as ›narrative‹ – they make and write history. What will be at stake in the project, therefore, is to study the consolidation of a new historical period shifting the vantage point from artworks to exhibitions. By treating the question of how the present morphed into a distinct period through the lens of exhibitions, early historiographies of the contemporary will be brought to the fore.

Sulla trasformazione dell’architettura industriale storica nell’urbanistica contemporanea di Roma
maggiori informazioniindietro

Roma non è nota come nucleo tipicamente industriale; eppure intorno al centro storico della città ci sono vari luoghi di produzione, il cui valore storico-architettonico è oggetto di ricerca da parte dell’archeologia industriale sin dagli anni ‘70. Negli ultimi tre decenni la riconversione, che riguardava soprattutto dei singoli edifici, è diventata un fenomeno osservabile a livello internazionale. Addirittura alcuni dei complessi ex-industriali sono stati inseriti nella Carta di Qualità e nell’attuale Piano Regolatore Generale di Roma in quanto ritenuti impulsi per la riqualificazione urbana. Nel progetto di dottorato saranno analizzati esempi architettonici costruiti dopo il 1871, quando Roma divenne capitale. Questi edifici verranno considerati rispetto alla loro problematicità sociale nell’età postindustriale, come parte del patrimonio culturale e come spazio di memoria e risorsa urbana. In primo luogo si vuole individuare il rapporto della ›città eterna‹ con il proprio passato industriale, riflettendo la posizione teorica e pratica del restauro. In secondo luogo si indaga il potenziale d’identificazione delle trasformazioni architettoniche per la capitale italiana del XXI secolo. L’obiettivo di questa ricerca nell’ambito della storia dell’architettura internazionale è infine la determinazione di una tipologia per i concetti di riuso integrati nell’urbanistica contemporanea.