Tra impegno e disimpegno. L'arte delle donne a Roma negli anni Sessanta

Giorgia Gastaldon, Ph.D.

Il progetto di ricerca intende esaminare il lavoro di alcune artiste italiane attive a Roma negli anni Sessanta del Novecento, quali Carla Accardi, Giosetta Fioroni, Laura Grisi, donne appartenenti alla generazione nata tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, che crebbero dunque nel pieno del regime fascista. La peculiarità di questa generazione fu la necessità di articolare e coniare una propria personale e soggettiva nozione dell'essere donna, nonostante il loro essere state costrette tra l'influenza della cultura femminile fascista della loro infanzia da un lato, e i fermenti femministi del 1968 dall'altro. Le artiste di questa generazione svilupparono dunque un'identità femminile e pre-femminista individuale e soggettiva, prima che ne fosse stata fondata, nei fatti, una di stampo collettivo. Il progetto di ricerca vuole dunque concentrarsi sulla produzione artistica realizzata a Roma nel decennio precedente agli anni Settanta, momento in cui si svilupparono poetiche più coscientemente e teoricamente indirizzate a una riflessione sulla questione di genere. La scelta di concentrarsi sul contesto romano si fonda su consolidate ragioni storiche poiché questa città giocò un ruolo primario nello sviluppo dei movimenti femministi, in vicende che videro protagoniste imprescindibili anche rappresentanti del mondo dell'arte, quali la pittrice Carla Accardi e la critica e storica dell'arte Carla Lonzi fondatrici, assieme a Elvira Banotti, del gruppo di Rivolta Femminile. Roma fu dunque un luogo privilegiato per l'incubazione, anche negli anni precedenti al 1968, dei movimenti e gruppi femministi italiani ma allo stesso tempo rappresentò il contesto culturale in cui si svilupparono, con maggior qualità e tempismo rispetto ad altri centri nazionali, le poetiche di stampo new dada e pop. Queste ricerche implicarono un ricorso frequente a immagini commerciali e mediatiche che chiamavano inevitabilmente in causa anche il tema della rappresentazione femminile. In aggiunta Roma era, a quella data, l'indiscussa capitale dello spettacolo televisivo e cinematografico italiano e, grazie alla competitività dei costi di produzione degli studi di Cinecittà, una succursale anche per il grande cinema americano. Questo fenomeno accelerò, fin dalla fine della Seconda guerra mondiale, gli scambi culturali tra la Capitale e gli Stati Uniti, innescando il dibattito circa le nuove forme di colonialismo culturale che importavano nei paesi europei nuovi stili di vita consumistici e più elaborate, sebbene ancora tradizionali, visioni dei ruoli sociali.

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