Tappeto e finestra: i tappeti islamici, lo spettatore e la medialità nella pittura italiana del Rinascimento.

Daniele Di Cola, Ph.D.

Il progetto indaga il fenomeno della rappresentazione dei tappeti islamici nella pittura religiosa italiana tra XV e XVI secolo, a partire dalla messa in discussione delle tradizioni metodologiche che hanno dominato questo ambito di ricerca. Fin dai primi studi ottocenteschi, i dipinti europei si sono dimostrati delle fonti preziose per documentare la storia del tappeto orientale e dei suoi motivi ornamentali, sebbene in una forma "imperfetta". Infatti, lo spazio prospettico e il prevalere delle figure restituiscono spesso una visione distorta e frammentaria della piattezza e della decorazione astratta di questi artefatti. Di conseguenza il tappeto è stato generalmente considerato un dettaglio ornamentale marginale nella rappresentazione naturalistica rinascimentale, ossia la "copia" di un oggetto marcato dall'alterità stilistica. Sembra così riproporsi la classica contrapposizione tra l'idea albertiana della pittura rinascimentale come "finestra aperta" e il tappeto quale esempio di forma decorativa, anti-narrativa e anti-illusionistica, assunto dalla fine dell'Ottocento come paradigma della pittura moderna. Oggi, messa in discussione tale dicotomia, si può tentare di ripensare, anche per il Rinascimento, al rapporto tra finestra e tappeto come definizioni del piano pittorico e della sua duplicità tra profondità e superficie. Il progetto si concentra su alcuni dispositivi pittorici o specifici motivi figurativi (la finestra con tappeto appeso, le Sacre conversazioni) dove il tappeto si presenta "iconicamente" come una superficie verticale rivolta all'osservatore, spostando l'attenzione dallo spazio interno dell'opera a quello "oggettuale" della superficie del dipinto, enfatizzando così la dimensione auto-riflessiva della pittura. Prendendo le mosse da tali esempi la ricerca verte sulle implicazioni del tappeto nella pratica artistica e nell'estetica rinascimentale, nonché le sue ripercussioni nel dibattito ontologico sulla rappresentazione e sull'immagine sacra.

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