Call for Papers
Aristocrazia cittadina e spazi sacri a Roma e Napoli. Strategie di occupazione, rappresentazione e costruzione dell’identità (1300–1625)

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Convegno

Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte e Università degli Studi Roma Tre, Roma

15–17 febbraio 2027

L’occupazione dello spazio sacro da parte delle élites urbane tra tardo Medioevo ed età moderna è un tema centrale nella storiografia degli ultimi decenni, soprattutto in relazione alla committenza artistica e alle pratiche di autorappresentazione. Tuttavia, queste dinamiche sono state indagate prevalentemente attraverso singoli casi di studio o contesti locali, più che sulla base di una sistematica riflessione comparativa.

Il confronto tra due città-capitali come Roma e Napoli – profondamente diverse ma entrambe centrali nel contesto italiano – mira a focalizzare l’attenzione su due contesti nei quali mettere a fuoco in modo più preciso alcune possibili strategie attraverso cui le famiglie costruivano la memoria, l’identità e la visibilità pubblica negli spazi sacri urbani.

A Roma, un ruolo fondamentale fu giocato da alcuni centri nevralgici del potere religioso e sociale, intorno ai quali si coagularono le famiglie cittadine, sia di antica origine baronale sia di più recente affermazione. Tali dinamiche si manifestarono soprattutto nelle grandi chiese degli ordini mendicanti (Santa Maria sopra Minerva, Santa Maria in Aracoeli, Santa Maria del Popolo, Sant’Agostino), nelle basiliche patriarcali, ma anche in chiese collegate al Campidoglio (Santa Maria della Consolazione) o a particolari clientele pontificie (San Marcello, il Gesù), attraverso l’acquisizione di diritti di patronato su cappelle, sepolture e memorie familiari.

Anche a Napoli i laici possedevano un numero elevato di cappelle nelle chiese urbane. Verso la fine del XVI secolo, il fenomeno era tanto diffuso da limitare l’autonomia dei vescovi perfino nella gestione delle singole cappelle della Cattedrale. Queste tensioni si intrecciavano inoltre con la peculiare struttura politica dei seggi (le circoscrizioni topografico-amministrative della città), che rendeva fondamentale per le famiglie il radicamento territoriale nello spazio urbano. Ciò favorì lo sviluppo significativo di chiese gentilizie come forme di controllo dello spazio sacro strettamente legate alla memoria e all’identità familiare.

I luoghi di culto privato costituirono dunque strumenti fondamentali di rappresentazione sociale e politica. La loro efficacia era legata alla capacità di inserirsi nello spazio pubblico e di attrarre fedeli attraverso specifici dispositivi di visibilità, come reliquie, immagini miracolose e indulgenze.

Il convegno intende approfondire questi fenomeni in una prospettiva comparativa, ponendo particolare attenzione alle forme di interazione tra élites e spazi sacri urbani in queste due realtà tra XIV e inizio XVII secolo.

Il tema sarà affrontato secondo alcune domande-guida:

•  quali strategie adottavano le élites laiche (aristocratiche, borghesi o mercantili) per occupare e controllare gli spazi sacri urbani?
• in che modo il patronato di cappelle e chiese contribuiva alla costruzione della memoria familiare?
• quali relazioni si instauravano tra luoghi di culto, tessuto urbano e residenze private?
• quali dispositivi (reliquie, indulgenze, immagini miracolose) garantivano visibilità e attenzione devozionale?
• quali differenze e analogie emergono tra Roma e Napoli in una prospettiva comparativa?
• in che misura le dinamiche di patronato configurano veri e propri ‘sistemi’ di potere nello spazio urbano?

Si invitano studiose e studiosi di discipline storiche e storico-artistiche a presentare proposte per interventi da 20 minuti.

Le proposte di partecipazione, consistenti in un abstract dell’intervento (500 parole) e un breve cv (300 parole) possono essere caricate entro il 30 giugno sulla piattaforma dedicata:  https://recruitment.biblhertz.it
 

L’organizzazione fornirà alloggio e un rimborso per le spese di viaggio fino a un tetto massimo.

a cura di Tanja Michalsky, Mariano Saggiomo, Patrizia Tosini ed Elisabetta Scirocco

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