Geografie del collasso. Il paesaggio distopico nel cinema italiano
Matteo Santandrea, Ph.D.
Il progetto indaga la rappresentazione del paesaggio distopico nel cinema italiano dalla metà degli anni Sessanta a oggi, inserendosi all’interno di un più ampio percorso di ricerca dedicato alla costruzione cinematografica dello spazio fisico e sociale. Piuttosto che considerare la distopia come genere, lo studio la assume come forma di sguardo critico e deformante attraverso cui il cinema italiano ha riletto il territorio nazionale come spazio di crisi, collasso e trasformazione sociale.
Muovendo da prospettive teoriche che includono l’ecocritica, la geografia culturale, l’antropologia dello spazio e i film studies, il progetto interpreta lo spazio filmico come agente drammaturgico e simbolico capace di produrre tensioni visive ed emotive e di incidere sulla costruzione dei soggetti narrativi. Il cuore della ricerca è costituito da un’analisi filmica condotta su un corpus di opere che impiegano lo spazio in chiave distopica in modo consapevole e significativo, privilegiando forme di distopia spaziale meno esplorate rispetto a quelle legate alla periferia urbana.
Il progetto ricostruisce una genealogia della distopia cinematografica italiana articolata in tre fasi principali – dalla riflessione politica sulla modernità negli anni Sessanta e Settanta alle declinazioni più derivative e cyberpunk degli anni Ottanta e Novanta, fino alle distopie ecologiche contemporanee – culminando in opere recenti che rappresentano il collasso ambientale come crisi sistemica e morale. Accanto all’analisi filmica, la ricerca prende in esame anche materiali extratestuali, come locandine e fonti iconografiche, collocando il cinema all’interno di una più ampia rete visiva e culturale.