Call for Papers: "Benché senza colori abbino tutta la forza dell’arte". Monocromia nella teoria e nella pratica pittorica dal Trecento al Seicento

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Offerta di lavoro dal 17 Giugno 2020

"Benché senza colori abbino tutta la forza dell’arte". In questo modo, nel 1590, Giovanni Paolo Lomazzo descriveva le opere realizzate utilizzando la pittura a chiaroscuro, restituendo tutta la complessità teorica di un’opera pittorica eseguita con una tavolozza ridotta. Una pittura così realizzata, infatti, assume un singolare vigore espressivo in virtù dell’assenza della consueta policromia a suggerire i colori della realtà.
Lo studio critico di opere d’arte eseguite con una cromia limitata offre alla nostra disciplina la possibilità di molteplici approcci nonché una quantità inesauribile di esempi. Rappresentazioni pittoriche realizzate con l’impiego di un unico colore o - meglio - con le tonalità chiare e scure di uno spettro cromatico ridotto si trovano in tutte le epoche, le tecniche esecutive e gli ambiti culturali. La notevole varietà di tali esempi testimonia le differenti intenzioni e i molteplici significati che si celano dietro la monocromia. Nonostante la lunga durata di questo fenomeno pittorico, è necessario rilevare, infatti, sostanziali differenze nelle ragioni che hanno portato tanto gli artisti quanto i committenti a prediligere la pittura a monocromo. Alla luce di queste considerazioni, risulta errato - o quantomeno azzardato - pretendere di elaborare una teoria della monocromia che abbia la pretesa di essere universalmente valida. L’analisi di specifici fenomeni o delle singole tipologie offre, invece, la possibilità di una più profonda comprensione degli oggetti e delle idee teoriche alla loro base.
All’interno del complesso panorama della pittura a monocromo, i secoli compresi tra il XIV e il XVII risultano particolarmente interessanti da indagare tanto dal punto di vista storico che da quello critico. In questi secoli, infatti, soprattutto sul territorio italiano, viene realizzato un numero cospicuo e variegato di pitture a chiaroscuro. Oltre al più noto e studiato fenomeno delle facciate dipinte, esistono, infatti, numerosi esempi di pittura a monocromo. Si ricordino i cicli in terretta realizzati a partire dal XIV secolo, presenti sia in ambienti ecclesiastici che cortesi; le decorazioni a fresco interamente monocrome di ambienti interni; la pittura su tela e su tavola; l’uso del chiaroscuro all’interno di decorazioni a pieni colori come dettaglio narrativo o simbolico oppure come finte architetture.
Inoltre, accanto alla variegata quantità di testimonianze pittoriche, in questi secoli, si moltiplicano i riferimenti al chiaroscuro nei testi della letteratura artistica. Dopo Cennini, passando per i teorici del Quattrocento e del primo Cinquecento, indubbio è l’apporto dato alla teoria del chiaroscuro dalle Vite vasariane. Esse, infatti, presentano un’abbondanza di riferimenti e riflessioni sul tema che dimostrano una consapevolezza da parte di Vasari della complessità di questa tecnica artistica e dei suoi rapporti con i dibattiti teorici del tempo. Tali riflessioni saranno poi raccolte e sviluppate da tutta la critica successiva fino a Filippo Baldinucci. Degne di nota sono sicuramente le pagine dedicate alla pittura a chiaroscuro da Armenini, il quale la definisce "Instituta dell’arte", e dal già citato Lomazzo. Notevoli saranno, inoltre, le pagine scritte da Agucchi, Bellori e Malvasia riguardo ai chiaroscuri realizzati dai Carracci dalle quali emerge una riflessione che esula dal mero dibattito sul Paragone tra le Arti per lasciare spazio a più ampie riflessioni sul disegno e sulla rappresentazione monocroma più in generale.
Nonostante tale complessità, gli studi fin qui prodotti se da una parte hanno avuto il grande merito di gettare luce su questioni di cronologia, iconografia e committenza delle singole opere a chiaroscuro, dall’altra sono per la maggior parte caratterizzati da un sostanziale disinteresse nei confronti delle forti implicazioni teoriche e critiche che un’opera d’arte a monocromo porta con sé. Tranne alcune eccezioni, infatti, manca uno studio approfondito delle fonti della letteratura artistica che, opportunamente considerato in relazione alla pratica pittorica, possa fornire nuovi spunti di riflessione sulla pittura a chiaroscuro, andando al di là delle generiche griglie interpretative che fanno capo alla passione antiquaria o al dibattito sul Paragone tra le Arti con le quali, in genere, viene giustificato l’utilizzo della pittura a monocromo.  

Con l’intento di dare vita a una pubblicazione scientifica sul tema, il workshop offrirà un momento di confronto tra gli studiosi che possa portare a mettere in atto una necessaria revisione storico critica sul tema della pittura a chiaroscuro.
Il fine è quello di mettere in discussione il paradigma consolidato dalla critica e dalla storio-grafia artistica fino a questo momento, per lasciare spazio a un’interpretazione più ampia, in grado di mettere in luce la complessità del fenomeno della pittura a chiaroscuro nei secoli dal XIV al XVII. A tale proposito il workshop intende analizzare tanto le opere pittoriche realizzate a chiaroscuro quanto i testi della letteratura artistica ad esse contemporanei, cercando di individuare gli eventuali punti di contatto (e di contrasto) tra la teoria e la pratica artistica. Nel corso di questa giornata di studi sarà necessario confrontarsi sulle ragioni che sottendono la scelta di realizzare una pittura a monocromo, cercando di chiarire in che rapporti questa stia sia con i contemporanei dibattiti teorici, che con il contesto politico e religioso. Sarà opportuno, inoltre, focalizzandosi sulla produzione italiana, compiere una riflessione su quelli che sono gli elementi di continuità e i punti di rottura che esistono tra opere a chiaroscuro provenienti da secoli e contesti geografici differenti. Attraverso questi argomenti si vuole arrivare a fare chiarezza anche sul problema della terminologia con la quale riferirsi a queste opere.

Alla luce di queste premesse metodologiche, invitiamo gli studiosi a presentare proposte di ca-rattere sia storico che critico, dedicate alla pratica pittorica a chiaroscuro nei secoli compresi tra il XIV e il XVII, con particolare riferimento al territorio italiano. Gli interventi potranno sia analizzare singoli casi studio che affrontare problematiche di più ampio respiro storico e geografico. Sono fortemente incoraggiati, inoltre, interventi dedicati all’analisi dei testi della letteratura artistica che mettano in evidenza aspetti e problematiche del dibattito teorico legato alla pittura a chiaroscuro.


Si prega di inviare un abstract e un CV accademico entro il 30 luglio 2020 a e

Informazione importante ai tempi del Covid-19:
A seconda l’andamento pandemico e nel rispetto delle norme vigenti sarà stabilito a tempo debito la modalità di svolgimento della giornata di studio (in sede / da remoto / combinazione tra le due).

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