Focus su Amatrice. Fotografie di un territorio sismico tra memoria e progetto

29 Maggio 2020

Come raccontare la varietà e la ricchezza delle testimonianze culturali di una città scomparsa? Dopo il terremoto del 2016, l’immagine di Amatrice è affidata alla memoria delle persone e alle testimonianze storiche, prima fra tutte la fotografia. Una mostra digitale promossa dalla Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell'arte ora raccoglie e sistematizza fotografie storiche su Amatrice e le affianca a immagini scattate immediatamente dopo il sisma e nelle periodiche campagne di monitoraggio realizzate dalla fototeca dell'istituto. La mostra restituisce virtualmente la perduta unità culturale del territorio e apre la riflessione su forme, modi e finalità della ricostruzione.

Amatrice, Torre Civica, novembre 2018. Foto: Enrico Fontolan

Il terremoto del 2016 ha cambiato drammaticamente il volto di Amatrice. Oggi la città è un luogo deserto. Cosa resta della varietà e della ricchezza delle sue testimonianze culturali? Con il centro storico devastato dal sisma e ormai quasi totalmente cancellato dalla rimozione delle macerie, tanto la memoria quanto il futuro di Amatrice trovano sostegno nella fotografia. Senza cedere all’estetica della catastrofe, questa mostra vuole riallacciare le opere d’arte e i monumenti superstiti ai contesti lacerati e si interroga sul destino delle macerie, restituendo all’evento la sua dimensione temporale di lunga durata. La sequenza dialettica di immagini storiche e di foto scattate dopo il sisma riconosce e valorizza il ruolo della fotografia nei contesti post-catastrofici: atto estremo di conservazione di ciò che è scomparso, ma anche strumento indispensabile alla ricostruzione.

Questo progetto prende avvio da una serie di riflessioni elaborate in diversi contesti scientifici, a partire dall'Hertziana e la sua fototeca, dove si è svolto nel 2016 un primo workshop sul tema. In quella occasione è iniziata la collaborazione tra i curatori Francesco Gangemi, allora assistente scientifico di questa istituzione,  Rossana Torlontano e Valentina Valerio, che ha permesso di condividere e mettere in opera le competenze già maturate da ciascuno negli studi sul patrimonio culturale di Amatrice e sulla conservazione dei beni culturali in aree a rischio sismico. L’idea di convogliare i risultati della ricerca in una mostra digitale ha preso forma nell’ambito dell’International Observatory for Cultural Heritage presso l’Italian Academy for Advanced Studies in America della Columbia University, New York.

La Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell'arte promuove la ricerca in ambito della storia dell'arte e dell'architettura italiana e globale e fa parte degli istituti del settore degli studi umanistici della Società Max Planck. L'istituto promuove la formazione di ricercatrici e ricercatori di spicco e offre le eccellenti risorse della sua biblioteca e fototeca a studiosi internazionali. La fototeca, protagonista nella realizzazione di questa mostra insieme al gruppo di ricerca conduce campagne fotografiche scientifiche con le tecniche più avanzate sostenendo così le ricerche dell'istituto e definendo nuovi standard per la fotografia documentaria. La fototeca vanta un patrimonio di oltre 870.000 stampe fotografiche, negativi e scatti digitali, principalmente relativi all'arte italiana dalla tarda antichità fino al contemporaneo.


Francesco Gangemi
 è storico dell’arte, già ricercatore presso la Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell'arte e il Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut
Rossana Torlontano insegna Storia dell’arte moderna presso l’Università degli studi «G. D’Annunzio» di Chieti-Pescara
Valentina Valerio è storica dell’arte presso la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma

Contatto curatori: 

Contatto Fototeca: Tatjana Bartsch  

Contatto Ufficio Stampa: Marieke von Bernstorff

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